lunedì 27 dicembre 2010

Bardo Pond, vent'anni di creatività psichedelica.


Apriamo questi ultimi cinque giorni dell'anno con un altro storico gruppo che, come abbiamo visto tempo fa con i Motorpsycho, sceglie la creatività più assoluta ai soliti canoni della musica commerciale. E' il caso dei Bardo Pond, band americana con vent'anni di attività che comprende otto album ufficiali, sei autoprodotti ( i sei volumi comprendenti pezzi di pura improvvisazione e sperimentazione ) e tre compilazion di b-sides. Una band che in questi anni di attività ha saputo creare dei veri propri viaggi psichedelici adattando lo shoegaze, con i loro riff di chitarra pieni di riverberi,delay e wah, a ritmi lenti, quasi doom, diventando punto di riferimento per diverse band dell'area post-rock compresi i pionieri scozzesi Mogwai, che nel loro MySpace li mettono fra i gruppi di riferimento.
L'ottavo album del gruppo, nonchè primo per la Fire Records, esce a quattro anni di distanza dal bellissimo Ticket Crystal ( se escludiamo le raccolte di b-sides Batolith e Peri ) e presenta la formula tipica che caratterizza la sonorità della band, con qualche elemento di chitarra acustica in più come in Sleeping ( quasi stile Flying Saucer Attack ) , nella traccia introduttiva Just Once, che parte folk e a metà arrivano le classiche distorsioni del gruppo, e nella conclusiva Waynes Tune. Undone è il brano più lungo dell'album con i suoi 21 minuti: i primi 10 di calma apparente con le due chitarre ben intrecciate, una pulita che determina l'armonia, l'altra distorta che fa da contorno, negli ultimi minuti poi ilo pezzo inizia a crescere, le chitarre si fanno più aggressive e la batteria che all'inizio appare a tratti inizia ad essere sempre più pestata. Cracker Wrist è il più aggressivo, diviso in due parti , la prima completamente strumentale e incalzante che finisce in un muro di feedback, la seconda con la voce di Isobel Sollenbergh, lenta come sempre ma ben calibrata. The Stars Behind il secondo brano più lungo con i suoi 12 minuti e mezzo, ma allo stesso tempo il più solare con quegli stupendi arpeggi di chitarra all'inizio. Waynes Tune è lo straordinario pezzo di chiusura,completamente strumentale quasi folk con lo slide -guitar e il flauto ( sempre suonato da Isoble Sollenbergh) a rendere una giusta atmosfera.

Formazione:
Michael Gibbons = chitarra
John Gibbons = chitarra
Isobel Sollenberger = flauto e voce,
Clint Takeda = basso
Ed Farnsworth = batteria 

discografia completa
sito ufficiale

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