sabato 23 aprile 2011

Social Distortion - Hard Times and Nursery Rhymes, un altro grande ritorno nella storia del punk-rock


Dopo i Bad Religion, altri vecchi leoni tornano a ruggire sulla scena del punk-rock, sono i Social Distortion, la storica band californiana, punto di riferimento di gruppi quali Offspring,Pennywise e Flogging Molly che nei più di 30 anni di carriera ha saputo unire la forza del punk -rock unendolo con atmosfere country- western stile Neil Young- Jhonny Cash. Una band, guidata dallo storico , imponenete e creativo songwriter Mike Ness, che nella sua storia ha vissuto diversi avvicendamenti e alternanze di musicisti cardine della scena ( come i fratelli Rick e Frank Agnew, fondatori degli Adolescents ) ed episodi tristi ( la morte per aneurisma cerebrale del chitarrista Dennis Danell nel 2000 ) . Hard Times and Nursery Rhymes è il loro nuovo disco per la Epitaph ( la storica etichetta dei Bad Religion ), uscito a 7 anni di distanza dall'ottimo Sex Love and Rock'n Roll ( se escludiamo il Greatest Hits uscito nel 2007 ), un disco di pura classa che si apre con i due minuti strumentali e ben calibrati di Road Zombie a dimostrare che la forza della band è ancora presente, seguono poi California ( Hustle and Flow ), blues-rock vecchio stile ben calibrato e crescente nel finale e Gimme The Sweet and Lowdown, sorta di punk romantico quasi sulla falsa riga dei primi Greenday. C'è spazio per la carica aggressiva tipica  (Alone and Forsaken e Machine Gun Blues, splendidi i coretti nel ritornello ) ma anche per le rock ballad vecchio stampo come loro sanno fare, come i sei minuti e mezzo di Bakersfeld o Far Side of Nowhere, a metà strada tra i Byrds e i REM di Green ) e persino per il gospel ( Can't take with you ) , chiude l'album Still Alive, splendido pezzo dal sapore estivo a metà strada tra i Foo Fighters e i Goo Goo Dolls prima di Iris. Un grande ritorno per una band che sarà headliner ( assieme proprio ai Foo Fighters ) al Rock in Idro 2011
  1. Road Zombie – 2:21
  2. California (Hustle and Flow) – 5:00
  3. Gimme the Sweet and Lowdown – 3:23
  4. Diamond in the Rough – 4:35
  5. Machine Gun Blues – 3:33
  6. Bakersfield – 6:25
  7. Far Side of Nowhere – 3:29
  8. Alone and Forsaken – 4:02
  9. Writing on the Wall – 5:01
  10. Can't Take It With You - 5:02
  11. Still Alive - 4:05

Formazione

sabato 26 marzo 2011

Radiohead - the King of Limbs, il grande di una band sempre in evoluzione

La band di Oxford da più di ventanni formata da Thom Yorke, i fratelli Greenwood, Ed O' Brien e Phil Selway sono in assoluto una delle band più creative degli ultimi vent'anni, forse la più creativa e non solo per aver sperimentato la formula del prezzo libero sul web con il loro penultimo alvoro, lo splendido In Rainbows, ma anche perchè nella loro lunga carriera hanno sperimentato i più svariati stili prima del rock nei primi tre dischi raggiungendo la maturazioe con lo splendido e storico Ok Computer, poi dell' elettronica con Kid A, Amnesiac e Hail to the Thief , e dopo essere tornati alle chitarre con In rainbows , arrivano a 4 anni di distanza con questo nuovo lavoro, il più breve della loro carriera con 8 tracce , più vicino all'elettronica della saga Kid A-Amensiac nonchè di The Eraser ( il primo album solista di Thom Yorke ) ma dove stavolta si sentono più le percussioni, sia acustiche che elettroniche. Un album a due faccie che si apre con l'inquietante Bloom che a tratti ricorda The Gloaming: percussioni nevrotiche e un piano campionato che sembra andare fuori tempo. Poi Little By little che sembra una sorta di Arpeggi/Weird Fishes in versione dark con uno shaker metallico a scandire il ritmo all'arpeggio di chitarra di sottofondo. Con Lotus Flower, singolo d'apertura del disco, una sorta di nuova Atoms of Peace con il cantato di Thom e una splendida linea di batteria  a scandire il ritmo del pezzo , l'album inizia a prendere una piega più atmosferica e melodica che si definisce poi con Codex, pezzo di voce e pianoforte splendidamente filtrato con effetto phaser e un pad di batteria  a fare da metronomo al pezzo, ma soprattutto Separator , il pezzo di chiusura e sicuramente il migliore dell'album con una serie di straordinari arpeggi di chitarra riempiti di delay e riverberi che subentrano a metà del pezzo alla batteria e alla linea vocale e chiudono un album che nonostante la sua brevità rappresenta la sempre continua evoluzione della band di Oxford.




Tracce
01.Bloom
02.Morning Mr Magpie
03.Little by little
04.Feral
05.Lotus Flower
06.Codex
07.Give up the ghost
08.Separator

Membri
Thom Yorke: voce, chitarra, piano
Jhonny Grennwood: chitarra, programmazioni elettroniche, tastiere, kaos pad
Ed O' Brien: chitarra, effetti
Colin Grennwood: basso
Phil Selway: batteria

sabato 5 marzo 2011

Verdena - Wow, doppio cd alla ricerca del "nuovo"

Il 2011 vede il ritorno di una delle più importanti band di un sempre risicato panorama alternative italiano. Dopo aver sperimentato ( con successo ) la formula del concept-album di 15 tracce con In requiem, il trio bergamasco formato dai fratelli Ferrari e dalla bassista Roberta Sammarelli, tenta la formala del doppio disco abbandonando quasi definitivamente le sonorità rock aggressive degli esordi - che si sentono solo nei quasi minuti di Io gareggio e nei 55 secondo di Sul ciglio - e facendo man bassa di svariati strumenti tra piano rhodes, sintetizzatori , pad elettronici e altri orpelli vari. Il risultato è un concentrato variegato tra sperimentazioni nuove e vecchie, stile '70-'80 come Loniterp, anagramma di Interpol, la band newyorkese, della quale sentono le influenze nei primi due minuti, il finale è una sorta di tiritera sulla falsa riga dei Quintorigo. Non mancano lampi di classe come loro sanno fare come Miglioramento, straordinaria cavalcata di basso, batteria e piano riverberato,  Sorriso in spiaggia , in due parti sulla scia dei Pink Floyd ( la prima solare la seconda più tetra ), Grattacielo,stile Broken Social Scene, con i suoni della natura come sfondo, Letto di Mosche, sorta di sorella minore beatlesiana di Angie ( utlimo singolo di in Requiem ) , nonchè La Volta, splendido pezzo strumentale verso il primo post-rock tra pad elettronici, delay e tremolo tra i Gastr de Sol di Jim O' Rourke e i Cul de Sac. Un risultato non male questo doppio cd, forse con qualche riff di chitarra elettrica in più e meno tentativi pseudofolk sghembi ( come Canzone Ostinata o il singolo di apertura Razzi Arpia Inferno e Fiamme ) sarebbe venuto un gran bel doppio disco.



CD1
01 Scegli Me
02 Loniterp
03 Per Sbaglio
04 Mi Coltivo
05 Razzi Arpia Inferno E Fiamme
06 Adoratorio
07 Miglioramento
08 Il Nulla Di O.
09 Lui Gareggia
10 Le Scarpe Volanti
11 Castelli In Aria
12 Sorriso In Spiaggia Part 1
13 Sorriso In Spiaggia Part 2
CD2
01 Attonito
02 E’ Solo Lunedì
03 Tu E Me
04 Badea Blues
05 Nuova Luce
06 Grattacielo
07 A Cappello
08 Rossella Roll Over
09 Canzone Ostinata
10 12,5 mg
11 Sul Ciglio
12 Letto Di Mosche
13 La Volta
14 Lei Disse – Un Mondo Del Tutto Differente

Formazione
Alberto Ferrari: voce, chitarra, piano
Roberta Sammarelli: basso, piano,synth
Luca Ferrari: batteria, synth

domenica 27 febbraio 2011

Our Ceasing Voice - When the headline hit home , atmosfere cinematografiche dal Tirolo austriaco


When the Headline Hit Home è il primo album ufficiale di questa giovane band austriaca fondata nel 2006 dai fratelli chitarristi Reinhard e Sebastian Obermeir e dal bassista Christoph Graus ( ai quali è subentrato qualche annetto dopo il batterista Markus "Pago" Rappold ) , protagonista  l'anno scorso di un tour europeo per la presentazione dell' EP Steadied Stars in the Morphium Sky che ha toccato anche la nostra area con la straordinaria esibizione al Bar Chopper.  Questo nuovo lavoro rappresenta la piena maturazione del loro sound intrapreso con l'EP d'esordio, un viaggio atmosferico fra tramonti e luci notturne , fra chitarre riverberate in costante tensione drammatica, rumori di fondo, pad elettronici e orchestrali a metà strada tra i God is an Astronaut, i Seven Mile Journey e i Godspeed You Black Emperor più dark con ( ogni tanto ) la voce effettata a rendere le atmosfere sempre più drammatiche: come in Hopes of Yore, il brano forse più triste dell'album dove la voce è più presente ( dal monologo all'inizio di Anna Jenewein al ritornello finale in cui alla voce grave di Reini s'incrocia quella più urlata di Eyup Kus dei Satory ) . Highway Lights è il brano più carico del disco, caratterizzato da esplosioni ben calibrate di batteria ( per un attimo sembra accelerare di brutto ) e chitarre in crescendo,  The Only Ones Dead ( Are Those Who Are Forgotten ) è quello più lungo con i suoi quasi nove minuti, ma rimane uno dei migliori con una stupenda linea di basso all'inizio a descrivere l'andamento, una batteria marziale e una serie di atmosfere in cambiamento solari e tristi come loro sanno fare.  Polaroids and Chinese Whisper è il classico brano che non ti aspetti: inizio di calma apparente poi una serie di rumori registrati danno il preludio all'esplosione di distorsioni stile Mogwai negli ultimi due minuti capaci di far scuotere testa e corpo. Within the Nick of Time, che fa venire in mente i Sigur Ros del periodo Agaetis Birjun - () è la splendida chiusura esplosiva del disco. Un gran bel risultato per questi quattro giovani di Innsbruck, fondatori tra l'altro del blog postrockcommunity.net, rete d'incrocio di gruppi dell'area underground più atmosferica.




Tracklist:
01 - Passenger Killed in Hit and Run
02 - Without Even Breathing
03 - Highway Lights
04 - The Only Ones Dead (Are Those Who Are Forgotten)
05 - Hopes of Yore
06 - Summer's Orange Haze
07 - Polaroids and Chinese Whispers
08 - Within the Nick of Time

Band:
Sebastian Obermeir - guitars, programming
Christoph Graus - bass, acoustic guitar
Reinhard Obermeir - guitars, vocals
Markus Rappold - drums, synthesizers

produced by Sebastian Obermeir & Markus Rappold
recorded and mixed by Sebastian Obermeir

links:


venerdì 21 gennaio 2011

Mogwai – Hardcore Will Never Die, But You Will,il ritorno degli scozzesi



Settimo album in studio per la band scozzese che con l'album d'esordio Young Team ( era il 1997 ) ha saputo definire e diffondere quello straordinario stile anticipato da band quali i Sonic Youth, gli Slint e i Bardo Pond, che è il post-rock,canzoni quasi del tutto strumentali tra atmosfere dilatate, feedback e riff di chitarra arricchiti con riverberi e delay. Un album dalle atmosfere più solari, con più sintetizzatori  con la reintroduzione delle parti vocali rispetto al precedente The Hawk is Howling ma comunque reso alla perfezione come loro sanno fare. E la dimostrazione ne è già nello stupendo pezzo d'apertura White noise, che parte un arpeggio stile Battles e  si prolunga con un atmosfera a metà strada tra i Sigur Ros e i For a Minor Reflection, mentre con Mexican Grand Prix ( primo pezzo cantato del disco ) sperimentano  la synth-new wave degli anni '80 . In Rano Pano ricompaiono i muri di distorsioni tipici della band, intrecciate alla perfezione con una semplice linea melodica di basso. San Pedro e George Square Tatcher Death Party ( l'altro pezzo cantato ) oltre ad essere i pezzi più brevi del disco sono anche quelli meno post e più rock ( straordinario il mid-tempo sulla prima ). How to be a werewolf è sicuramente il pezzo migliore del disco con i suoi 6 minuti intensi: apertura con dolci linee di chitarra e tastiera, poi subentra la batteria e il pezzo inizia a crescere tanto che per istinto  viene da scuotere la testa . Viene quasi in mente una Kids will be skeleton iperperfezionata. Invece Too Raging to Cheers, il pezzo più dark dell'album, sembra Moses I amn't proseguita con tanto di esplosione finale. You're Lionel Richie è  il tipico pezzi di chiusura di ogni disco de gruppo, 8 minuti e mezzo, i primi di quiete apparente , gli ultimi potenti, quasi su scia dei Motorpsycho  di Timothy monster . Un disco stupendo di un gruppo sempre in evoluzione.

TRACKLIST:
1.  White Noise
2. Mexican Grand Prix
3. Rano Pano
4. Death Rays
5. San Pedro
6. Letters To The Metro
7. George Square Thatcher Death Party
8. How To Be A Werewolf
9.
Too Raging To Cheers
10. You’re Lionel Richie








Stuart Braithwaite - chitarra, voce

Dominic Aitchison - basso

Martin Bulloch - batteria

John Cummings - chitarra

Barry Burns - tastiere, chitarra, voce (dal 1998)












martedì 4 gennaio 2011

Bad Religion - The Dissent of Man: i vecchi leoni del punk-rock superano i 30 anni di carriera


Iniziamo il nuovo anno con il grande ritorno di quelli che definirei gli Iron Maiden del punk-rock californiano, sia per la formazione a sei che comprende i tre chitarristi storici della band ( Brett Gurewitz, Greg Hetson e l'ex Minor Threat Brian Baker), sia per i tanti anni di attività all'interno dei quali i Bad Religion non hanno mai perso un colpo ( a parte uno scioglimento dopo il primo album e il breve passaggio in major concluso nel 2000 ). E nel 2010 i vecchi leoni di Los Angeles, guidati dal cantante,biologo e professore all'UCLA (eggià) Greg Graffin, hanno tagliato il traguardo dei 30 anni di attività, festeggiati alla grande con un tour all'interno dei festival americani ed europei e con questo nuovo lavoro, a tre anni di distanza dallo straordinario New Maps of Hell. Un album con meno aggressività e più parti melodiche rispetto al predecessore, che inizia con tre canzoni (The day that the earth stalled, Only rain e soprattutto la potente The resist stance ) che svelano molto lo stile al quale i Bad Religion ci hanno abituati: ritmi accelerati, assoli sparati a velocità elevata e soprattutto gli Oozin' Aahs, i cori, marchio di fabbrica della band. I resto è un insieme di riferimenti al country-rock ( Cyanide, la stupenda Won't somebody che ricorda Whisper in time, e il brano di chiusura I won't say anything dove compare la chitarra acustica ) impennate hardcore di classe ( Wrong Way Kids, Meeting of the minds e la straordinaria Avalon con uno splendido riff di chitarra all'inizio e un ritornello dove cori e chitarre si intrecciano perfettamente ) mid-tempo ben caricati come loro san fare ( Someone To Believe e Where The Fun Is) e  una ballad ben carica come Ad hominem. Un gran ritorno in un periodo come questo in cui il punk di adesso è ridotto a roba commericale  (vedi Blink 182 e Simple Plan, in Italia va molto peggio con gruppetti come Finley o New Story ), i vecchi leoni ruggiscono sempre !


Tracklist
  1. The Day That the Earth Stalled – 1:23 (Graffin)
  2. Only Rain – 2:43 (Gurewitz)
  3. The Resist Stance – 2:32 (Graffin)
  4. Won't Somebody – 2:42 (Gurewitz)
  5. The Devil in Stitches – 3:28 (Gurewitz)
  6. Pride and the Pallor – 2:56 (Graffin)
  7. Wrong Way Kids – 2:43 (Gurewitz)
  8. Meeting of the Minds – 2:06 (Graffin)
  9. Someone to Believe – 2:28 (Graffin)
  10. Avalon – 3:28 (Graffin)
  11. Cyanide – 3:55 (Gurewitz)
  12. Turn Your Back on Me – 2:24 (Gurewitz)
  13. Ad Hominem – 3:27 (Graffin)
  14. Where the Fun Is – 3:04 (Gurewitz)
  15. I Won't Say Anything – 3:22 (Gurewitz)

Formazione:
Greg Graffin - voce
Jay Bentley - basso, cori
Brett Gurewitz - chitarra, cori
Brian Baker - chitarra, cori
Greg Hetson - chitarra
Brooks Wackerman - batteria

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