venerdì 21 gennaio 2011

Mogwai – Hardcore Will Never Die, But You Will,il ritorno degli scozzesi



Settimo album in studio per la band scozzese che con l'album d'esordio Young Team ( era il 1997 ) ha saputo definire e diffondere quello straordinario stile anticipato da band quali i Sonic Youth, gli Slint e i Bardo Pond, che è il post-rock,canzoni quasi del tutto strumentali tra atmosfere dilatate, feedback e riff di chitarra arricchiti con riverberi e delay. Un album dalle atmosfere più solari, con più sintetizzatori  con la reintroduzione delle parti vocali rispetto al precedente The Hawk is Howling ma comunque reso alla perfezione come loro sanno fare. E la dimostrazione ne è già nello stupendo pezzo d'apertura White noise, che parte un arpeggio stile Battles e  si prolunga con un atmosfera a metà strada tra i Sigur Ros e i For a Minor Reflection, mentre con Mexican Grand Prix ( primo pezzo cantato del disco ) sperimentano  la synth-new wave degli anni '80 . In Rano Pano ricompaiono i muri di distorsioni tipici della band, intrecciate alla perfezione con una semplice linea melodica di basso. San Pedro e George Square Tatcher Death Party ( l'altro pezzo cantato ) oltre ad essere i pezzi più brevi del disco sono anche quelli meno post e più rock ( straordinario il mid-tempo sulla prima ). How to be a werewolf è sicuramente il pezzo migliore del disco con i suoi 6 minuti intensi: apertura con dolci linee di chitarra e tastiera, poi subentra la batteria e il pezzo inizia a crescere tanto che per istinto  viene da scuotere la testa . Viene quasi in mente una Kids will be skeleton iperperfezionata. Invece Too Raging to Cheers, il pezzo più dark dell'album, sembra Moses I amn't proseguita con tanto di esplosione finale. You're Lionel Richie è  il tipico pezzi di chiusura di ogni disco de gruppo, 8 minuti e mezzo, i primi di quiete apparente , gli ultimi potenti, quasi su scia dei Motorpsycho  di Timothy monster . Un disco stupendo di un gruppo sempre in evoluzione.

TRACKLIST:
1.  White Noise
2. Mexican Grand Prix
3. Rano Pano
4. Death Rays
5. San Pedro
6. Letters To The Metro
7. George Square Thatcher Death Party
8. How To Be A Werewolf
9.
Too Raging To Cheers
10. You’re Lionel Richie








Stuart Braithwaite - chitarra, voce

Dominic Aitchison - basso

Martin Bulloch - batteria

John Cummings - chitarra

Barry Burns - tastiere, chitarra, voce (dal 1998)












martedì 4 gennaio 2011

Bad Religion - The Dissent of Man: i vecchi leoni del punk-rock superano i 30 anni di carriera


Iniziamo il nuovo anno con il grande ritorno di quelli che definirei gli Iron Maiden del punk-rock californiano, sia per la formazione a sei che comprende i tre chitarristi storici della band ( Brett Gurewitz, Greg Hetson e l'ex Minor Threat Brian Baker), sia per i tanti anni di attività all'interno dei quali i Bad Religion non hanno mai perso un colpo ( a parte uno scioglimento dopo il primo album e il breve passaggio in major concluso nel 2000 ). E nel 2010 i vecchi leoni di Los Angeles, guidati dal cantante,biologo e professore all'UCLA (eggià) Greg Graffin, hanno tagliato il traguardo dei 30 anni di attività, festeggiati alla grande con un tour all'interno dei festival americani ed europei e con questo nuovo lavoro, a tre anni di distanza dallo straordinario New Maps of Hell. Un album con meno aggressività e più parti melodiche rispetto al predecessore, che inizia con tre canzoni (The day that the earth stalled, Only rain e soprattutto la potente The resist stance ) che svelano molto lo stile al quale i Bad Religion ci hanno abituati: ritmi accelerati, assoli sparati a velocità elevata e soprattutto gli Oozin' Aahs, i cori, marchio di fabbrica della band. I resto è un insieme di riferimenti al country-rock ( Cyanide, la stupenda Won't somebody che ricorda Whisper in time, e il brano di chiusura I won't say anything dove compare la chitarra acustica ) impennate hardcore di classe ( Wrong Way Kids, Meeting of the minds e la straordinaria Avalon con uno splendido riff di chitarra all'inizio e un ritornello dove cori e chitarre si intrecciano perfettamente ) mid-tempo ben caricati come loro san fare ( Someone To Believe e Where The Fun Is) e  una ballad ben carica come Ad hominem. Un gran ritorno in un periodo come questo in cui il punk di adesso è ridotto a roba commericale  (vedi Blink 182 e Simple Plan, in Italia va molto peggio con gruppetti come Finley o New Story ), i vecchi leoni ruggiscono sempre !


Tracklist
  1. The Day That the Earth Stalled – 1:23 (Graffin)
  2. Only Rain – 2:43 (Gurewitz)
  3. The Resist Stance – 2:32 (Graffin)
  4. Won't Somebody – 2:42 (Gurewitz)
  5. The Devil in Stitches – 3:28 (Gurewitz)
  6. Pride and the Pallor – 2:56 (Graffin)
  7. Wrong Way Kids – 2:43 (Gurewitz)
  8. Meeting of the Minds – 2:06 (Graffin)
  9. Someone to Believe – 2:28 (Graffin)
  10. Avalon – 3:28 (Graffin)
  11. Cyanide – 3:55 (Gurewitz)
  12. Turn Your Back on Me – 2:24 (Gurewitz)
  13. Ad Hominem – 3:27 (Graffin)
  14. Where the Fun Is – 3:04 (Gurewitz)
  15. I Won't Say Anything – 3:22 (Gurewitz)

Formazione:
Greg Graffin - voce
Jay Bentley - basso, cori
Brett Gurewitz - chitarra, cori
Brian Baker - chitarra, cori
Greg Hetson - chitarra
Brooks Wackerman - batteria

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